Aprile e fiorellini

*newsletter 1/04/2022

Chiariamoci: io questa email l’ho chiamata così, ma è ‘na sorta di preghiera, di speranza, perché qua se non arriva una bella svolta non so bene come proseguirà il resto dell’anno.

 

Ciao amic*,

bentornat* nell’ iper spazio super confuso di quest’anno, in cui le email arrivano quando arrivano, piene di info, racconti, musica e via così.

Intanto parto dalla domanda iniziale con cui comincio sempre: come state?

(Quando vorrete potrete rispondermi, la mia casella è sempre aperta)

 

Come si sarà capito dall’incipit di questa email, qui da Roma posso dirvi che è stato un periodo completamente senza equilibrio.

Come in quei film di fantascienza, dove chissà per qualche motivo i protagonisti che vanno sullo spazio a ‘na certa si ritrovano a vagare nello spazio, con quelle super tute bianche, e galleggiano senza riuscirsi a muovere.

Ecco: galleggiare senza muoversi, col terrore che l’aria prima o poi finisca.

Questo è stato marzo, anzi, se proprio dobbiamo dirla tutta così si va avanti da un po’.

E ve ne parlo perché secondo me è una condizione generica, non ho sentito una e dico una persona che se la stia cavando bene ma davvero bene in questo periodo.

 

Sarà che marzo ci fa sentire quanto sia vicina la fine di qualcosa: anno scolastico, anno accademico, universitario, quanto siano vicine le vacanze di Pasqua, e allora lì ti chiedi: “le vacanze mi faranno riposare abbastanza per poi ripartire a mille o mi affosseranno ancora di più?”.

Depressi, non avete idea di quante volte abbia sentito pronunciare questa parola.

Che è una parola che io non pronuncio mai, una parola di cui ho una paura immensa, al massimo posso dire “sono mega triste” o “ho una tristezza grossa così addosso”, e non solo ho il terrore di pronunciarla ma anche di sentirla.

Ecco, l’ho sentita da quasi tutte le persone che conosco, quelle più vicine a me.

 

Sarà il periodo? Sarà l’arrivo della primavera? Che prima di caricarci a mille ci scarica del tutto, come si dovrebbe fare con i cellulari? Chissà.

Io e la mia migliore amica stiamo aspettando l’arrivo di Aprile con la stessa intensità con la quale mia madre aspetta una svolta in Beautiful, tipo il ritorno del vecchio Ridge.

 

State anche voi così?

 

Io, dal canto mio, vi racconto che lo scorso weekend sono stata a Milano.

E l’ho vista come una benedizione questa partenza, ma vi spiego meglio, vi racconto dall’inizio.

 

Ho passato un tempo non troppo quantificato stesa sul letto, per giorni e giorni.

Cerco di raccontarvelo con leggerezza, perché è l’unico modo che abbiamo per raccontare le cose pesanti.

Ho passato giornate e giornate buttata tra le lenzuola: guardavo i libri della sessione sulla scrivania senza aprirli, annullavo appuntamenti presi con scuse qualsiasi, non disegnavo con vera voglia, facevo partire film senza guardarli davvero, l’unica cosa che veramente mi faceva alzare era pulire casa, ma solo perché non sopporto la polvere, poi si tornava a letto.

L’unica fonte di gioia che ho trovato per quasi tutto Marzo è stata il cibo: mangiare fette biscottate e marmellata per tutta la settimana per poi farsi pizza e patatine sia sabato che domenica, per poi piangere e stare sveglia per tutta la notte.

Ho dormito veramente poco, mangiato veramente tanto, e pianto per motivi per la quale non avevo trovato il coraggio di piangere in questi ultimi otto mesi.

Ho perduto la bussola: lo sapevo io, lo sapeva mia madre, lo sapeva la mia psicologa.

 

Poi arriva un invito: ti va di venire a Milano per uno shooting di moda?

E con quale cuore dicevo di no? Ad uno shooting? A Milano? Di fronte il bosco verticale?

Ho fatto la valigia due giorni prima della partenza, gli outfit li ho decisi una settimana prima.

E li ho decisi con estremo imbarazzo e senso di colpa: ho ripreso dei vestiti estivi che non mi vedevo addosso da mesi, e vedermeli addosso con una pancia così gonfia, con diversi chili in più, è stato bello strano.

Però comunque li ho messi in valigia, e sono partita.

 

Può Roma diventare soffocante? Può una città così grande e immensa soffocarti? Il venerdì mattina, prima di partire, avrei risposto sì.

Così ho preso il treno e sono arrivata.

Figata.

Sono arrivata, ho chiamato mia madre e le ho gridato al cellulare: “Milano è il futuro”.

 

Ecco, un paio di cose pratiche:

-se siete allergiche/allergici a TUTTO (come me) non potete mangiare da “Flower Burger”

-la gay street via Lecco di Milano (chiamata anche LeccaMilano) è pazzeska

-ai Navigli mangi zucchine piene d’olio e rischi di incontrare Rkomi (sì, è successo)

-e soprattutto se scendi a fermata “duomo” appena esci dalla fermata stai veramente sotto al duomo, che per osservarlo tutto devi praticamente stenderti a terra

 

Comunque, la vera cosa bella di questo viaggio, la cosa che più mi emozionava, era non solo che sarei andata lì per lavoro, per gente che voleva fotografarmi (a me? Ma sicuri? Anche ora che c’ho la panza?) ma soprattutto che era il mio primo viaggio fatto totalmente da sola!

 

Quando ho preso il covid ad Agosto sognavo di fare un viaggio da sola, ma poi tra rottura col mio ex, trasferimento, inizio dell’uni non l’ho più fatto.

Quando però sono arrivata nel mio hotel, e ho aperto il balcone che dava sulla terrazza, e ho sparso la mia roba ovunque, ho pensato: oh cazzo, è successo.

Una stanza straniera tutta per me, una terrazza tutta per me, in una città totalmente sconosciuta che posso girare come mi pare e piace perché non devo dare conto a nessuno.

Insomma, quando sono tornata all’una di notte, dopo una serata a LeccoMilano, dopo due calici di rosso e uno spritz è successo questo:

mi sono struccata, ho fatto la skincare, messo il pigiama, sistemato le cose per il giorno dopo, impostato la sveglia alle sei, fumato una sigaretta su quella splendida terrazza e mi sono proprio detta: io voglio questa vita.

Viaggiare, hotel, tornare tardi e doversi svegliare presto, fare skincare perché il giorno dopo c’è uno shooting, outfit eleganti, città sconosciute e fare tutto ciò perché è parte del mio lavoro, splendido.

 

La verità? Dopo lo shooting il mio unico desiderio era tornare a Roma, a casa mia.

Milano è stata splendida con me, la mia amica Viola è stata magica, ma dovevo tornare a casa mia.

Sono partita con la speranza che Milano mi facesse tornare a respirare, che mi desse un po’ di spazio rispetto alla soffocante Roma, non è stato così.

 

Speravo che Milano mi guarisse: 

ho passato altri tre giorni stesa sul letto.

Mi sono detta che non sarei uscita per sicurezza, perché ho visto veramente tanta gente e non volevo mettere a rischio nessuno, la verità è che non volevo uscire.

 

In più è successo che è da quando sono tornata che non dormo: mi addormento alle dieci, poi mi sveglio alle tre del mattino e il sonno non lo riprendo più.

 

Così, alla terza notte passata così, con una lucetta accesa, dei cartoni messi come sottofondo, con quei libri sulla scrivania che continuavano a gettarmi addosso il senso di colpa, ho deciso di alzarmi.

Anche se era notte.

Mi sono messa a guardare dalla finestra della cucina, per cambiare aria, io in compagnia di quella povera piantina vicino al lavello che continua ostinatamente a vivere, non capisco come ancora dopo tutto questo tempo senza acqua ancora non sia morta, e insomma mi sono seduta lì, al freddo, e ho fatto una lista.

 

Una lista di tutte le cose positive che non riesco a vedere, ma che ci sono.

Ad esempio sono stata in una città sconosciuta, dove non conoscevo nessuno, da sola, ho preso centinaia di metro in tre giorni senza avere nemmeno un attacco di panico.

Oppure ho ricominciato ad allenarmi e non solo, sono andata da un nutrizionista (ok, ok, questo è solo il quarto giorno di dieta ma arrivare ad avere quattro giorni consecutivi dove non salto i pasti per poi sprofondare in pacchi di biscotti e cioccolata è un gran bel risultato).

 

Ok, una lista di soli due punti.

Sono pochi?

Ieri notte mi sono detta sì, sono poche solo due cose positive.

Poi stamattina -sempre con poche ore di sonno- mi sono seduta alla scrivania e sono saltata, come se avessi messo una molla sotto al culo.

 

Ho guardato tutti i libri sulla scrivania, tutti quelli che mi facevano sentire in colpa perché di quattro esami che devo dare ancora non ho iniziato a studiare nemmeno per uno, così li ho levati.

Ho levato tutti i libri dalla scrivania, ne ho lasciato soltanto uno, e mi sono detta: ok, dove arrivi arrivi, magari di esami ne dai uno/due ora e altri due a settembre.

E mi sono sentita meno in colpa.

 

Non so se è stato catartico, non so se veramente ho migliorato la situazione, fatto sta che poi mi sono guardata allo specchio, mi sono guardata la pancia e le ho proprio detto: tanto tu sparisci, magari non in tempo per l’estate ma io non devo dare conto a nessuno, ce la faccio a rimettermi in forma.

 

E poi ho aperto il computer, e ho ricominciato a scrivere per voi.

Ho ricominciato a scrivere i contenuti per i social, le nuove idee, tutto quello che vorrei fare, ho ricominciato a fare programmi.

 

Ed ora, dopo giorni di diluvio universale su Roma, dalla finestra sta entrando il sole (che immagine poetica e cinematografica eh).

 

Comunque, tutto questo racconto era per dirvi che alla fine i punti positivi della lista sono aumentati.

E non perché sono successe cose esterne, non perché azioni o eventi mi abbiano fatto aggiungere nuovi punti, ma perché una qualche molla mi ha fatto scattare stamattina, e allora i punti positivi me li sono creata da sola.

Magari domani li smonto, domani magari non ci credo più, magari passerò la nottata a piangere su quanto io sia poco produttiva, sul fatto che ho studiato per fare l’attrice e non riesco a lavorare, ma per la giornata di oggi mi godo questi punti positivi.

Il sole.

E magari ora esco e mi vado a comprare un super pacco di carote e una nuova crema per la pelle, perché la voglia di vivere la puoi abbandonare ma la skincare non si molla mai.

 

Spero di non avervi annoiat* amic*, di avervi tenuto compagnia, e la mia casella email è sempre aperta e pronta per le vostre risposte.

 

Alla prossima email,

Adelio

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