Stanchi e disordinati

Stanchi e disordinati

Stanchi e disordinati

Stamattina mi sono svegliata felice, ed è stato strano.
Strano perché è un periodo bello pesante, perché il prossimo weekend (se tutto va bene) torno in teatro per tre date, e questo vuol dire quasi dodici ore di prove tutti i giorni, anche sabato e domenica.
 
Però insomma stamattina mi sono svegliata felice, e ricordo che ogni tanto gira questa frase sui social che dice che dovremmo notare i piccoli momenti in cui lo siamo, e quindi eccomi qui a raccontarvi il mio.
 
Ancora più strano però è il contesto in cui io mi sono sentita così.
Stamattina -unica mattina in cui potevo dormire un po’ in più- sono saltata dal letto alle sette spaccate.
Con la camera completamente buia, Congiunto che russava, il naso completamente tappato, la bocca secca ed un incubo fresco fresco di nottata.
Insomma, il buongiorno me l’ha dato un attacco d’ansia.
E sono rimasta dieci minuti nel letto, per cercare di calmarmi, di riprendere il mio respiro, e poi senza neanche pensarci sono uscita, da sola, alle sette di un sabato mattina.
 
Sono volata al bar, tra l’altro ancora col pigiama addosso (avevo la forza di uscire ma non quella di vestirmi)  ho fatto colazione con un cappuccino ed un cornetto al cioccolato (e poi capirete perché è necessario spiegare il cornetto al cioccolato) e ho fatto un giro al mercato.
Amo le persone del mercato, amo ancora di più quando il sabato e la domenica viene il signore che vende vestiti usati, che sono la mia passione.
Ho infilato le braccia in quella pila immensa di abiti e ne sono uscita con un bustone pieno di vestiti che verranno smontati e poi ricuciti, per diventare cose nuove che presto vedrete.
La cosa che mi ha fatto sorridere è che, dopo aver spulciato tutta la bancarella dei vestiti usati ma anche quella dei libri usati, dopo aver fatto colazione ed una passeggiata sotto il sole, tornando per la via di casa, appena arrivata al portone, è suonata la sveglia del cellulare.
E mi sono sentita felice perché, se un attacco d’ansia non m’avesse svegliato, stamattina alle nove avrei soltanto aperto gli occhi.
E invece alle nove ero già uscita, con la pancia e le buste piene.
Così mi sono lavata, ho levato il pigiama e messo il primo vestito senza calze del 2021, e ho aspettato che arrivasse l’orario delle prove per uscire di nuovo, felice.
E ci tengo a raccontarvi questa cosa perché, banalmente anche l’anno scorso, se a svegliarmi fosse stato un attacco d’ansia l’avrei vissuta male per tutto il giorno.
Mi sarei portata quella sensazione di una partenza sbagliata per tutta la giornata, la sensazione di aver già commesso un errore che avrebbe poi influenzato per forza tutto il resto.
E invece no.
 
Ed eccoci quindi al tema di questa newsletter: l’inutile ricerca della perfezione.
 
Intanto ci tengo a specificare -sempre causa prove- la newsletter è stata scritta di sabato notte e non di domenica, per cui quando parlo di ‘stamattina’ parlo del sabato.
 
L’idea per questa newsletter mi è venuta credo un paio di giorni fa, sotto la doccia.
Per i nuovi o per coloro che ancora non mi hanno inquadrata bene: piacere, sono Adelio, ho 22 anni e sono una perfezionista, purtroppo.
Sono sempre molto attenta a quello che faccio, quello che mangio, raramente lascio le cose al caso o lascio che le cose sfuggano dal mio controllo.
Quando sono nervosa, però, non riesco a gestire tutto.
Ed è successo che, per qualche giorno di fila, mi sono sentita veramente ma veramente in colpa con me stessa.
Perché ho mangiato male, non ho rispettato le mie routine, uscivo di casa con i capelli sporchi e la tuta, sentendomi proprio brutta, e non avevo nessuna forza per cambiare questa mia sensazione.
Quindi l’altra sera, dopo l’ennesima giornata di merda, mi sono infilata sotto la doccia e mi sono guardata.
Ho proprio preso la mia ciccia tra le mani e, allo stremo di qualsiasi forza, ho proprio pensato per la prima volta “ok, va bene così”.
 
Allora, quasi ancora completamente bagnata, avvolta da tre teli, mi sono seduta sul letto e ho preso il computer.
E, per poco meno di un’ora, ho fatto una cosa che non faccio quasi mai: ho lasciato andare.
Sono andata sul sito di Lush e ho comprato un nuovo balsamo solido e una nuova crema al lime, poi sul sito di ceraunabolla e ho comprato tre candele profumate, poi sul sito di espressoh e ho comprato un mascara.
E ciò che mi sforzavo di fare era semplicemente godermi l’acquisto, senza pensare ai soldi che stavo spendendo invece di conservarli per continuare a risparmiare per non si sa cosa, quei soldi li stavo spendendo per me.
E prova ne è stata la mezz’ora di felicità del giorno dopo.
Quando, dopo un’altra giornata di merda, ho aperto il pacco di lush e mi sono spalmata quella crema al lime e cocco che ormai è diventata una droga, e sono stata contenta di aver lasciato andare, per un po’.
Stesso discorso vale per il cornetto al cioccolato di stamattina, che normalmente non avrei preso.
 
Da un po’ di tempo a questa parte ho iniziato a provare una cosa nuova: ogni volta che ho un attacco di panico particolarmente pesante, mi premio.
Invece di buttarmi giù, invece di accusarmi perché la mia testa mi gioca brutti scherzi, io mi premio perché sono riuscita a farlo passare.
Con cose piccole: un donut, un cioccolatino, una nuova t-shirt, insomma dipende dalla situazione.
Un po’ con questo “premio” mi consolo, perché spesso gli attacchi di panico possono essere invalidanti: magari mi ritrovo a rinunciare ad una serata, ad una passeggiata con un’amica, ad un appuntamento, e mi consolo per questa rinuncia con un ‘regalo’, e un po’ mi premio proprio perché sta passando o magari quella sensazione è già andata via.
 
Ecco, vorrei provare a sperimentare il “premio” da periodo di merda.
Ad esempio: quando si vivono dei periodi particolarmente pesanti, regalarsi anche un solo giorno per lasciare andare alcune cose.
Un giorno in cui ti dai il permesso di fare shopping online, e poi ai risparmi ci penserai domani, un giorno in cui ti dai il permesso di fare colazione col cornetto al cioccolato, e poi alla nutrizionista e alla dieta ci penserai domani, un giorno in cui ti fermi e ti leggi un bel libro, e poi agli impegni accumulati ci penserai domani.
 
Siamo tutti alla ricerca della nostra propria perfezione, magari perché ce la impongono, magari ce la imponiamo noi, dobbiamo sempre reggere le aspettative che hanno gli altri e che abbiamo noi stessi per noi.
E nei periodi più pesanti diventa solo più difficile, quindi regalarsi un giorno per ‘lasciare andare’ mi sembra una giusta coccola, un giusto compromesso.
 
Per cui, fino alla pizza che ordinerò domani sera, mi andrà bene la mia ciccia così dove sta.
Mi andranno bene gli impegni accavallati, le mille cose da fare, mi andrà bene se domani, dopo le prove, tornerò a casa e crollerò dal sonno sul divano, invece di lavorare.
Fino a domani sera lascerò andare, mi andrà bene perché è la coccola che mi devo per questo periodo particolarmente tosto.
 
Ok, ok, la vera verità è che l’idea del giorno di coccola mi è venuto soltanto perché sono talmente stanca da non avere nessuna forza per stare in piedi in cucina, però mi andava di condividerlo con voi.
 
Detto questo, vi lascio perché sto per far partire sex and the city.
Questa è una newsletter un po’ disordinata, un po’ stanca, ma spero si sia capito il messaggio che volevo far passare.
Buona domenica amici, ci sentiamo alla prossima direttamente dal teatro.
 
Adelio.

Newsletter del 09/05

Compleanni e traumi

Compleanni e traumi

Compleanni e traumi

Ci sono settimane che sono proprio stancanti.
Settimane in cui la domanda peggiore è: “ma che giorno è oggi?” ed è inutile chiederlo perché non lo sai, potrebbe essere tranquillamente un venerdì e a te sembrerebbe lunedì.
Quelle settimane in cui arriva la domenica sera e ti chiedi come hai fatto ad arrivare fin qui, così cioè tutti interi e sani.
Assurdo.
 
Questa più o meno è stata la mia settimana.
Piena zeppa di parole, troppe parole, caffè, troppi caffè, talmente tanti caffè che ci sono stati anche tanti, troppi gaviscon.
Una settimana in cui sono arrivata ad ora, domenica sera, e mi chiedo come ho fatto.
Quando l’ho vissuto il martedì se nemmeno me lo ricordo, sembra esserci stato un unico giorno interminabile, infinito, che è durato sette giorni.
 
Sicuramente è stata una settimana piena di cartoni.
Un po’ perché una sera, dopo ben sei martini ed un amaro, ho scoperto che su rai yoyo dopo l’una di notte danno tutti i cartoni che guardavo io da bambina.
Quindi la scena era praticamente io in pigiama, piena di crema per il viso addosso, che guardavo Winnie Pooh con un tot di alcol nello stomaco.
Molto poetica.
 
Ed è stata una settimana piena di cartoni, di altre persone ma anche miei.
Come probabilmente avete letto su instagram, sta per uscire un mio nuovo cartone.
Era una cosa che ho iniziato a fare durante il primo lockdown: scrivevo piccoli monloghi, li disegnavo, li montavo, li doppiavo e poi li pubblicavo.
Insomma me la canto e me la suono.
Ed era un bel po’ che non li facevo, pricipalmente per mancanza di tempo, ma anche per mancanza di idee vere.
Poi, durante le vacanze di Pasqua, mi hanno ricordato che al mio compleanno dell’anno scorso ne avevo fatto uscire uno a tema.
Io che festeggiavo da sola con una torta molto ma molto finta, e ho pensato che sarebbe stato carino fare la stessa cosa a distanza di un anno.
Poi io di astrologia non ne so molto, ma si dia il caso che molte delle mie persone preferite sui social siano delle toro, come me, e a quanto ho capito è propria del toro questa profonda sensazione di egocentrismo che aumenta in modo esponenziale quando ci si avvicina al proprio compleanno.
E quindi eccomi a farmi un bel regalo da sola: quest’anno mi sono regalata un bel cartone animato di quattro minuti e mezzo che il 21 Aprile sarà pubblico su instagram alle 21:00.
 
E quindi oggi vi volevo parlare di due grandi argomenti: la paura di esporsi e quanto io odi profondamente i compleanni.
 
Iniziamo dal primo, un po’ perché nella newsletter della scorsa settimana abbiamo parlato un po’ anche di questo, in qualche modo.
Abbiamo parlato di quando non ci sentiamo abbastanza, di quando non ci sentiamo all’altezza, e la paura di esporsi spesso ha le proprie radici in questi tipi di pranoia.
 
Partiamo da un presupposto, ora voi guardate me, o comunque guardate quello che faccio, i lavori che pubblico su instagram, le varie foto, qualche video su tiktok o comunque leggete la mia newsletter, no?
E magari qualcuno di voi penserà che fare tutto ciò sia facile, che magari io o persone come me hanno questo istinto innato verso la condivisione.
Sbagliatissimo.
Vi racconto questa storia: nel 2017, per placare i miei forti attacchi di panico, iniziai a disegnare su un ipad mini con il tappo morbido di una di quelle penne che da un lato scrivono e dall’altro hanno il tappino per i telefoni o gli ipad.
E nel 2017 decisi di volerli pubblicare, perché non erano tremendi.
 
Pur di non far capire che quei disegni erano roba mia, creai un secondo profilo instagram con un nome strano che non faceva assolutamente riferimento al mio vero nome.
Così nessuno mi avrebbe riconosciuta.
Ora mi fa molto ridere perché il nome adeliocompresso nasce proprio dal principio per cui Adelio richiami un po’ Adele, e confonde un po’ sul genere.
(non so perché, ma per me Adelio è sia femminile che maschile, e questa cosa mi fomentava un botto quando mia sorella decise questo nome per me).
 
Comunque, questo era per dire che io non ho nessuno spirito innato verso la condivisione.
Il mio stomaco fa ancora le capriole quando pubblico una mia foto sui social, oppure quando pubblico qualche video su tiktok dove mi si vede particolarmente, o dove mi si vede, parlo, e magari faccio anche qualche espressione strana.
 
Ora voi provate solo a pensare alla mia ansia e la mia angoscia nel pubblicare questo cartone, mercoledì.
 
Ogni tanto, quando non riesco a dormire, penso: “boh magari non lo pubblico, lo tengo per me”.
E poi subito dopo penso a tutte le ore di lavoro che ci sono state dietro, e allora ecco il chiaro messaggio che vorrei passarvi.
L’idea che avete di voi non può bloccarvi se avete qualcosa da dire.
Ecco, l’ho detto.
Ci sono un botto di personaggi pubblici che non hanno davvero niente ma proprio niente da dire, eppure ci sono, si espongono.
E chi invece qualcosa da dire ce l’ha? Che deve fare?
 
Ora vi svelo i miei segretissimi segreti che mi aiutano ogni giorno a superare questo ostacolo, che si tratti di paura nel pubblicare un’illustrazione particolarmente intima, una mia foto, un video o appunto un cartone.
 
Il primo è quello di non guardarlo troppo.
Dopo aver sistemato i tecnicismi della foto, le luci, i colori, oppure la voce o la velocità di un video, non li riguardo mai.
Quando sono sicura che non ci siano errori nei concetti che voglio esprimere, allora non li rileggo più.
Così non ci ripenso, non mi do l’occasione di ripensarci.
Io vado.
Pubblico, e basta.
E poi il secondo segreto: conto fino a cinque.
E lo so, questo era proprio inaspettabile eh, proprio un vero trucchetto segreto da maestri.
Però è vero: quando è tutto lì, pronto per andare, io conto.
Magari anche in apnea, trattenendo il respiro, e pubblico.
E qui un piccolo ringraziamento a tutti voi: perché vi fate sentire, mi dite spesso cosa ne pensate, mi rispondete spesso anche se non mi conoscete, mi date conferma che quello che faccio non è del tutto inutile, che i miei disegni o le mie parole arrivano davvero da qualche parte, e davvero vi ringrazio dal profondo del mio cuore.
 
Quindi, insomma….questo era per dire che sì, mercoledì esce questo mio bel cartone intitolato “22” e se il titolo lo leggete in inglese vi fate anche un piccolo spoiler (io l’ho detto, eh).
E non vedo davvero l’ora di sapere cosa ne pensiate.
 
Ed ora, invece, arriviamo al vero tema: io odio i compleanni.
 
E questa mia sicurezza, questo mio pensiero, deriva direttamente da ormai quasi 22 anni di terrificanti esperienze, mie ma anche altrui.
 
Partiamo proprio dagli albori.
Sì, proprio le feste dell’asilo.
Vorrei avere qui con me le foto del mio quarto compleanno: io vestita tutta completamente di rosa, col mio imbarazzante caschetto, con mia madre che non sapeva più come tenermi, con una mano infilata nella torta, chiaramente in lacrime.
In un pianto disperatissimo per l’imbarazzo del momento in cui spegni le candeline.
Terrificante già da allora.
 
Poi le elementari, non dico che siano il periodo peggiore perché quel ruolo è riservato ai compleanni delle medie, però le elementari ti preparano alla crudeltà che dovrai affrontare dopo.
Ricordo che le persone più fige festeggiavano sempre nelle sale giochi, dove distrubuivano questi gettoni gratis, e a pensarci ora i compleanni festeggiati nelle sale giochi erano una grandissima paraculata per i genitori.
Trenta ragazzini scalmanati completamente imbambolati davanti a degli schermi.
Quando io festeggiai in una sala giochi (sì, è successo, una sola volta) ricordo che sentii per la prima volta una parolaccia pronunciata da un mio coetaneo.
Rimasi scandalizzata.
E comunque alle elementari, l’ultimo anno, io festeggiai a casa, con una torta fatta in casa dalla mia amorevole mamma, che sopra aveva messo la cialda delle winx.
Tra l’altro era una mia richiesta,povera bimba inguenua che non sapeva che quella scelta sarebbe stata la stroncatura della sua vita sociale.
Mi chiusi nel bagno di casa mia alla mia festa, perché due ragazze continuavano a prendermi in giro per la mia torta delle winx.
Altro trauma.
 
Le medie sono state tre anni di compleanni organizzati in cui non si presentava mai nessuno, anzi, vi dirò di più.
In seconda media io organizzai una festa, ed una mia compagna ne organizzò un’altra, anche se non c’era niente da festeggiare, così sarebbero andati tutti alla sua e nessuno alla mia.
Insomma, non credo di dover commentare ulteriormente.
 
Il liceo, invece, secondo me è diviso nel periodo in cui non vuoi festeggiare perché ti senti grande, il periodo in cui vuoi festeggiare solo con tantissime bottiglie di vodka alla menta seduti su un muretto in piazza, il periodo in cui aspetti solo le sorprese degli amici più stretti, insomma un tot di fasi e periodi fin quando non arrivano i temuti 18 anni.
I miei furono preparati e studiati nel centimetro.
La sala, una stanza prenotata nell’hotel in cui festeggiavo per potermi cambiare, la palette della serata, la torta in palette, gli inviti in palette, i segna tavoli ed i nomi dei tavoli, perché il nome del tavolo indicava anche l’indice della tua figaggine.
Se eri tra quelli che dava nomi di fiori o film appartenevi agli scontati, una mia amica chiamò i tavoli con i nomi degli scienziati, una secchiona.
Io li chiamai con i nomi di alcuni scrittori che amavo: tremendamente indie, ma in realtà solo molto fissata con la letteratura.
Non parliamo nemmeno del vestito: il mio primo vestito di marca, un lungo abito di guess, tutto rosa, nemmeno a farlo apposta a voler richiamare i compleanni dell’asio.
Fu terrificante.
Rovinato da quello che era il mio ex fidanzatino, appena arrivò la mezzanotte io ubriaca smattai con tutti, gridando che la festa era finita perché io me ne volevo tornare a casa, chiaramente anche qui in lacrime.
Benissimo.
 
Quindi, dopo il 18 anni, sono arrivata a questa conclusione.
Io, come tutte le vere egocentriche del toro, credo di essere convinta che il compleanno sia un giorno estremamente speciale.
un giorno in cui davvero tutti dovrebbero fare un’eccezione per te, in cui tutto deve girare intorno a te.
Ricordo che quand’ero piccola pregavo le mie sorelle di non farmi arrabbiare al mio compleanno, di non farmi i dispetti, e bastava la minima cosa, la minima risposta brutta, anche un minimo ‘no’ ad una qualsiasi mia richiesta che io me la prendevo a male.
“Mamma ti va di lasciare l’impegno iper mega importante che stai portando a termine per appoggiare uno qualsiasi dei miei capricci?”, e se la risposta era no era la fine.
Il compleanno era rovinato.
Che catastrofista.
 
E quindi, insomma, io odio i compleanni.
Dopo i 18 li ho passati quasi tutti in lockdown ormai, tranne i 19.
Dove mamma mi ha portata a Roma: giornata di shopping, carbonara, spritz e fontana di trevi.
Ecco, non ho altri bei ricordi dei miei compleanni.
 
E questo ve lo volevo raccontare un po’ per giustificare perché mi sono regalata un cartone, ecco magari raccontandovi proprio la storia dei miei compleanni potrete capire meglio.
E un po’ perché in realtà mi fa molto ridere, mi fanno ridere questi compleanni un po’ catastrofici, da degno toro egocentrica ma molto Bridget Jones.
 
E quindi eccomi, ultima newsletter da 21enne, mi sento vecchia.
Immaginatemi però il 21 aprile, mentre ballo nelle mie mutandone da signora, non depilata chiaramente, si spera con una pizza in mano e Brdiget in tv.
 
Ecco, vi voglio salutare con questa immagine.
Spero di avervi tenuto un po’ di compagnia e di avervi fatto sorridere.
A prestissimo e buona settimana amici,
Adelio.

Newsletter del 18/04/2021

Guida ai regali di Natale 2020

Guida ai regali di Natale 2020

Ok, ok, ve lo dico: io amo follemente il Natale. E sempre io (che odio, odio ma proprio odio andare in giro per negozi) amo fare i regali di Natale, soprattutto per le persone che amo, anche quando non ho proprio idee su cosa comprare.

Da quando abito da sola, lontana dai miei, ho iniziato a fare i regali, caricarmeli nel borsone e portarli giù da Roma.

Quest’anno chiaramente è tutto diverso: l’anno scorso per scegliere un paio di calzini per mio padre ho girato tutta Roma per due giorni, e ho girato talmente tanto da essermi persa. Quest’anno però non si gira, al massimo si fa shopping online, e visto che a noi le cose inutili non servono, che soldi non ne vogliamo sprecare, che vogliamo le cose ecofriendly, minimaliste e soprattutto che provengono da piccole realtà o piccoli artigiani (perché sì, sostenersi è importante) vi lascio qui la mia lista personale di brand e piccoli shop.

Lista da cui anche io ho acquistato o acquisterò per Natale, il tutto diviso in sezioni, e fidatevi ce n’è per tutti i gusti: dai vestiti, alle candele, i gioielli, trucchi, saponi, libri, insomma troverete un bel po’ di roba.

1) Candele, candele e ancora candele

Cera una bolla

 

Loro sono le ragazze di “Cera una bolla” e, se non si fosse capito, lavorano con le candele e le profumazioni. Creano delle vere e proprie magie con dei packaging stupendi e molto semplici.

Consiglio non richiesto: io personalmente mi sono innamorata del loro set “Stars Hollow”, e bene sì. Un set dedicato alle mie amate “Gilmore Girls” di cui non ho fatto la scorta solo perché, quando sono arrivata, era già tutto sold out

2) Laviamoci, ma responsabilmente.

Ethical Grace

 

Lavarsi responsabilmente non nel senso che dobbiamo lavarci meno, ma che dobbiamo sapere cos’è che viene davvero a contatto con la nostra pelle. Ethical Grace cerca di diffondere la “cultura del benessere” ed io dico che lo fanno proprio bene, oltre al fatto che proteggono il mondo da un uso inappropriato della palstica.

 

Senso naturale

 

Personalmente ho usato sia il loro shampoo che il loro balsamo, e sono stra consigliati. Aspetto solo di poter mettere un po’ di soldi da parte per provare anche tutti i prodotti per la pelle. E per essere ancora più convinti su questo brand, basta andare sul loro sito e leggere cos’è che li ispira a creare tutte queste meraviglie.

EspressOh

 

Ok, ok, con questo non ci si lava, ma bisogna anche truccarsi responsabilmente. La sto vedendo spesso pubblicizzata come marca, ma quando l’ho scoperta era un piccolo brand e, oltre ad avere dei colori meravigliosi, si chiamano espresso. Voglio dire…caffè! Come si fa a non volerli?

3) Piccoli pensieri (brillocchi a me)

Lulu’ Shop

 

Non amo i gioielli importanti, avete presente il terrore di perdere quell’anello d’oro che una zia regalò alla sorella di tua nonna che l’ha passato a tua zia che l’ha regalato a tua cugina e che adesso è tuo? Io no, perché se mai mi hanno affidato qualcosa di valore, sicuramente l’avrò perso e neanche me lo ricordo. Ma come si fa a perdere un fiore incastrato così bene, che rimarrà lì in eterno? Lei è una ragazza meravigliosa e persino Congiunto mi ha regalato un segnalibro comprato proprio da lei.

Lapillus

 

Basta anche solo un’occhiata al sito web per capire quanto tutto sia così semplice ma elegante. Avete presente quegli amici che stanno vivendo quei momenti di cambiamento? Quando sono convintissimi di voler cambiare vita, di voler diventare persone in carriera, di voler uscire ogni giorno di casa con un cappotto color cammello ed i calzini in tinta col cappello? Bhè un accessorio del genere farebbe proprio al caso loro.

L’ora del te

 

Lei è Margherita, una splendida ragazza dai capelli corti.  Prima delle vacanze estive ho consegnato una “scatola chiusa” a Margherita, gliel’ho consegnata in un bar dove ci siamo anche prese un caffè. Mi ha mostrato tutto quello che fa, tutto l’amore che ci mette e fidatevi, date un’occhiata a quello su cui lavora

4) Vestiti, vestiti, vestiti (senza fast fashion)

Mademoiselle vintage

 

La regina del vintage, Mademoiselle vintage ha di tutto e di più a portata di un click. Cosa per me assurda perché nella mia testa i negozietti vintage sono quelli che puzzano un po’ di nonna, trovati negli angoli delle strade che per arrivarci devi prima prenderti un’intero giorno libero sul calendario. Loro invece sono colorate, profumano e, con i tempi che corrono, averle online è semplicemente comodo. Non c’è miglior regalo di Natale di un capo vintage, parola di ragazzaossessionatadaivestiti.

Jodérie

 

Concretizza delle idee semplicemente usando ago e filo! Amo le sue magliette ma vogliamo parlare delle mutande? Prima o poi me ne farò fare una con scritto qualcosa tipo “voglio ballare con solo queste addosso” oppure un’altra tipo “scemo chi legge”.

Lo so, lo so, vi ho appena dato grandi idee. 

A-more

 

Lei è la neo-diciottenne che ha creato questo brand, è una delle fasce di prezzo più alte che sto riportando in questa guida natalizia, ma la qualità si paga (soprattutto per i vestiti). Assurdo pensare che lei sia così piccola e così piena di idee e di pensieri, una splendida fonte d’ispirazione. Ha da pochissimo lanciato il suo sito, il suo brand, ed io non posso che consigliarvelo.

5) Qualcosa un po’ a caso

Seventhingsaboutme

 

Che ricama le nostre liste su degli astucci o dei pezzi di stoffa da poter incorniciare. Fosse per me, le avrei fatto ricamare anche la mia lista della spesa.

Emporio stregato

 

Ok, ok, non è propriamente un piccolo brand. Ma da fan di Harry Potter quale sono, non potevo non aggiungerli. Darei non so cosa per poter visitare il loro emporio fisicamente ma, fino a quando non si potrà, mi farò bastare qualche giro random nel loro sito. Troverete sicuramente il regalo perfetto, vi dico solo che vendono persino i maglioni fatti a mano da Molly Weasley!

6) E per i più piccoli? (Spoiler: tanti libri)

“Le straordinarie disavventure di Carlotta”

 

L’idea me l’ha fatta venire Elisa, che trovate come ninakinablog su instagram, che ha tre figli splendidi e che ha consigliato questo libro fra le sue storie. E quindi vi dico la vera verità: io amo i libri per bambini! Amo le illustrazioni, soprattutto come queste, e quando l’ho visto sarei voluta tornare piccolina solo per potermelo far comprare. Quindi lo consiglio a voi: una saga di libri scritti da Alice Pantermuller  e disegnati da Daniela Kohl.

“Fairy oak la storia perduta”

 

Ok, ok, questo l’ho letto, e non quando ero piccola ma qualche mese fa. Sono cresciuta nel mondo di Fairy Oak e non potevo non tornarci con quest’ultimo capitolo che la magica Elisabetta Gnone ha scritto! Scorrevolissimo e bellissimo da leggere anche se hai 22 anni, ma se hai regali da fare a dei ragazzi io consiglio assolutamente tutta la saga, anzi, tutti i libri di Elisabetta.

7) Libri anche per i più grandi

“Chi ha paura di Virginia Woolf” di E. Albee

 

Dramma teatrale del 1962, ve ne ho parlato in una delle newsletter domenicali e non potevo non inserirlo qui. Sicuramente uno dei miei testi teatrali preferiti; parla di George e Martha, una coppia americana di mezza età, che trasformano il loro salotto in un vero campo di battaglia, avviando un gioco al massacro. Tradimenti, scherzi e giochi crudeli. Giuro, si legge velocemente e ne vale la pena.

 

 

“Ti ho sposato per allegria” di N. Ginzburg

 

Commedia teatrale del 1964. L’ho letto bene o male l’anno scorso, di questi tempi, mi sono ritrovata senza casa e mi appoggiavo a casa di Congiunto, dall’altro lato di Roma. Facevo ogni giorno un’ora di treno e viaggiavo con una giacca dalle tasche grandi, con dentro MeM’s e quest’opera. Si basa tutto su un racconto di Giuliana, la protagonista, e suo marito Pietro, che con della sottile ironia in realtà affrontano argomenti come il tradimento, l’aborto, la solitudine e la felicità. Assolutamente consigliato.

“Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop” di F. Flagg

 

Volevo mettere nella sezione libri anche qualcosa che non fosse per forza un’opera teatrale, eccovi quindi uno dei libri che più ricordo di questi utlimi anni. Anzi, avete presente quei libri che proprio ricorderete per sempre? Ecco, questo è il mio , e proprio per questo ve lo consiglio. Scritto nel 1987, racconta le storie di un cafè nell’Alabama e della strana coppia formata da Ruth e Idgie e tutti gli stravaganti sognatori che passano per quel cafè.

E questa era ufficialmente la mia prima guida natalizia! Chiaramente non vi ho parlato dei miei prodotti o di altri illustratori proprio perché volevo spaziare, volevo mostrarvi anche altro, tutto ciò che vale la pena comprare e che in qualche modo piace anche a me.

Spero possa esservi utile.

A presto,

Adelio.

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