Guida ai regali di Natale 2020

Guida ai regali di Natale 2020

Ok, ok, ve lo dico: io amo follemente il Natale. E sempre io (che odio, odio ma proprio odio andare in giro per negozi) amo fare i regali di Natale, soprattutto per le persone che amo, anche quando non ho proprio idee su cosa comprare.

Da quando abito da sola, lontana dai miei, ho iniziato a fare i regali, caricarmeli nel borsone e portarli giù da Roma.

Quest’anno chiaramente è tutto diverso: l’anno scorso per scegliere un paio di calzini per mio padre ho girato tutta Roma per due giorni, e ho girato talmente tanto da essermi persa. Quest’anno però non si gira, al massimo si fa shopping online, e visto che a noi le cose inutili non servono, che soldi non ne vogliamo sprecare, che vogliamo le cose ecofriendly, minimaliste e soprattutto che provengono da piccole realtà o piccoli artigiani (perché sì, sostenersi è importante) vi lascio qui la mia lista personale di brand e piccoli shop.

Lista da cui anche io ho acquistato o acquisterò per Natale, il tutto diviso in sezioni, e fidatevi ce n’è per tutti i gusti: dai vestiti, alle candele, i gioielli, trucchi, saponi, libri, insomma troverete un bel po’ di roba.

1) Candele, candele e ancora candele

Cera una bolla

 

Loro sono le ragazze di “Cera una bolla” e, se non si fosse capito, lavorano con le candele e le profumazioni. Creano delle vere e proprie magie con dei packaging stupendi e molto semplici.

Consiglio non richiesto: io personalmente mi sono innamorata del loro set “Stars Hollow”, e bene sì. Un set dedicato alle mie amate “Gilmore Girls” di cui non ho fatto la scorta solo perché, quando sono arrivata, era già tutto sold out

2) Laviamoci, ma responsabilmente.

Ethical Grace

 

Lavarsi responsabilmente non nel senso che dobbiamo lavarci meno, ma che dobbiamo sapere cos’è che viene davvero a contatto con la nostra pelle. Ethical Grace cerca di diffondere la “cultura del benessere” ed io dico che lo fanno proprio bene, oltre al fatto che proteggono il mondo da un uso inappropriato della palstica.

 

Senso naturale

 

Personalmente ho usato sia il loro shampoo che il loro balsamo, e sono stra consigliati. Aspetto solo di poter mettere un po’ di soldi da parte per provare anche tutti i prodotti per la pelle. E per essere ancora più convinti su questo brand, basta andare sul loro sito e leggere cos’è che li ispira a creare tutte queste meraviglie.

EspressOh

 

Ok, ok, con questo non ci si lava, ma bisogna anche truccarsi responsabilmente. La sto vedendo spesso pubblicizzata come marca, ma quando l’ho scoperta era un piccolo brand e, oltre ad avere dei colori meravigliosi, si chiamano espresso. Voglio dire…caffè! Come si fa a non volerli?

3) Piccoli pensieri (brillocchi a me)

Lulu’ Shop

 

Non amo i gioielli importanti, avete presente il terrore di perdere quell’anello d’oro che una zia regalò alla sorella di tua nonna che l’ha passato a tua zia che l’ha regalato a tua cugina e che adesso è tuo? Io no, perché se mai mi hanno affidato qualcosa di valore, sicuramente l’avrò perso e neanche me lo ricordo. Ma come si fa a perdere un fiore incastrato così bene, che rimarrà lì in eterno? Lei è una ragazza meravigliosa e persino Congiunto mi ha regalato un segnalibro comprato proprio da lei.

Lapillus

 

Basta anche solo un’occhiata al sito web per capire quanto tutto sia così semplice ma elegante. Avete presente quegli amici che stanno vivendo quei momenti di cambiamento? Quando sono convintissimi di voler cambiare vita, di voler diventare persone in carriera, di voler uscire ogni giorno di casa con un cappotto color cammello ed i calzini in tinta col cappello? Bhè un accessorio del genere farebbe proprio al caso loro.

L’ora del te

 

Lei è Margherita, una splendida ragazza dai capelli corti.  Prima delle vacanze estive ho consegnato una “scatola chiusa” a Margherita, gliel’ho consegnata in un bar dove ci siamo anche prese un caffè. Mi ha mostrato tutto quello che fa, tutto l’amore che ci mette e fidatevi, date un’occhiata a quello su cui lavora

4) Vestiti, vestiti, vestiti (senza fast fashion)

Mademoiselle vintage

 

La regina del vintage, Mademoiselle vintage ha di tutto e di più a portata di un click. Cosa per me assurda perché nella mia testa i negozietti vintage sono quelli che puzzano un po’ di nonna, trovati negli angoli delle strade che per arrivarci devi prima prenderti un’intero giorno libero sul calendario. Loro invece sono colorate, profumano e, con i tempi che corrono, averle online è semplicemente comodo. Non c’è miglior regalo di Natale di un capo vintage, parola di ragazzaossessionatadaivestiti.

Jodérie

 

Concretizza delle idee semplicemente usando ago e filo! Amo le sue magliette ma vogliamo parlare delle mutande? Prima o poi me ne farò fare una con scritto qualcosa tipo “voglio ballare con solo queste addosso” oppure un’altra tipo “scemo chi legge”.

Lo so, lo so, vi ho appena dato grandi idee. 

A-more

 

Lei è la neo-diciottenne che ha creato questo brand, è una delle fasce di prezzo più alte che sto riportando in questa guida natalizia, ma la qualità si paga (soprattutto per i vestiti). Assurdo pensare che lei sia così piccola e così piena di idee e di pensieri, una splendida fonte d’ispirazione. Ha da pochissimo lanciato il suo sito, il suo brand, ed io non posso che consigliarvelo.

5) Qualcosa un po’ a caso

Seventhingsaboutme

 

Che ricama le nostre liste su degli astucci o dei pezzi di stoffa da poter incorniciare. Fosse per me, le avrei fatto ricamare anche la mia lista della spesa.

Emporio stregato

 

Ok, ok, non è propriamente un piccolo brand. Ma da fan di Harry Potter quale sono, non potevo non aggiungerli. Darei non so cosa per poter visitare il loro emporio fisicamente ma, fino a quando non si potrà, mi farò bastare qualche giro random nel loro sito. Troverete sicuramente il regalo perfetto, vi dico solo che vendono persino i maglioni fatti a mano da Molly Weasley!

6) E per i più piccoli? (Spoiler: tanti libri)

“Le straordinarie disavventure di Carlotta”

 

L’idea me l’ha fatta venire Elisa, che trovate come ninakinablog su instagram, che ha tre figli splendidi e che ha consigliato questo libro fra le sue storie. E quindi vi dico la vera verità: io amo i libri per bambini! Amo le illustrazioni, soprattutto come queste, e quando l’ho visto sarei voluta tornare piccolina solo per potermelo far comprare. Quindi lo consiglio a voi: una saga di libri scritti da Alice Pantermuller  e disegnati da Daniela Kohl.

“Fairy oak la storia perduta”

 

Ok, ok, questo l’ho letto, e non quando ero piccola ma qualche mese fa. Sono cresciuta nel mondo di Fairy Oak e non potevo non tornarci con quest’ultimo capitolo che la magica Elisabetta Gnone ha scritto! Scorrevolissimo e bellissimo da leggere anche se hai 22 anni, ma se hai regali da fare a dei ragazzi io consiglio assolutamente tutta la saga, anzi, tutti i libri di Elisabetta.

7) Libri anche per i più grandi

“Chi ha paura di Virginia Woolf” di E. Albee

 

Dramma teatrale del 1962, ve ne ho parlato in una delle newsletter domenicali e non potevo non inserirlo qui. Sicuramente uno dei miei testi teatrali preferiti; parla di George e Martha, una coppia americana di mezza età, che trasformano il loro salotto in un vero campo di battaglia, avviando un gioco al massacro. Tradimenti, scherzi e giochi crudeli. Giuro, si legge velocemente e ne vale la pena.

 

 

“Ti ho sposato per allegria” di N. Ginzburg

 

Commedia teatrale del 1964. L’ho letto bene o male l’anno scorso, di questi tempi, mi sono ritrovata senza casa e mi appoggiavo a casa di Congiunto, dall’altro lato di Roma. Facevo ogni giorno un’ora di treno e viaggiavo con una giacca dalle tasche grandi, con dentro MeM’s e quest’opera. Si basa tutto su un racconto di Giuliana, la protagonista, e suo marito Pietro, che con della sottile ironia in realtà affrontano argomenti come il tradimento, l’aborto, la solitudine e la felicità. Assolutamente consigliato.

“Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop” di F. Flagg

 

Volevo mettere nella sezione libri anche qualcosa che non fosse per forza un’opera teatrale, eccovi quindi uno dei libri che più ricordo di questi utlimi anni. Anzi, avete presente quei libri che proprio ricorderete per sempre? Ecco, questo è il mio , e proprio per questo ve lo consiglio. Scritto nel 1987, racconta le storie di un cafè nell’Alabama e della strana coppia formata da Ruth e Idgie e tutti gli stravaganti sognatori che passano per quel cafè.

E questa era ufficialmente la mia prima guida natalizia! Chiaramente non vi ho parlato dei miei prodotti o di altri illustratori proprio perché volevo spaziare, volevo mostrarvi anche altro, tutto ciò che vale la pena comprare e che in qualche modo piace anche a me.

Spero possa esservi utile.

A presto,

Adelio.

Trasferirsi o non trasferirsi: cose che avrei voluto sapere prima

Trasferirsi o non trasferirsi: cose che avrei voluto sapere prima

Ed ecco aperta ufficialmente la sezione ‘vita vera’ del blog, dove vi racconterò un po’ di me ed in generale di quello che mi capita.

Come nasce e perché?

Nasce per tenervi compagnia -principalmente- forse anche per farmi conoscere un po’ meglio, ma soprattutto per il successo che ha riscontrato la newsletter; ormai uso la mia newsletter quasi come un diario, sapete molto di me tramite una semplice email domenicale, ma alcuni episodi vorrei che fossero sempre qui, presenti, nel blog. Pronti per essere letti da tutti e non solo dagli iscritti alla newsletter, quindi eccoci qui.

Parliamo della mia esperienza da fuori sede!

Questo è l’argomento del primo articolo della serie “vita vera”: cose che avrei voluto sapere prima di prendere casa.

Qui troverete consigli, raccomandazione e diverse esperienze tragicomiche realmente accadute.

E per chi che -come me- non ha il tempo di leggere articoli lunghi, o si annoia e preferisce ascoltarli, vi lascio qui il link per il mio podcast dove vi leggo l’intero articolo.

https://www.spreaker.com/episode/40636947

Abito a Roma da quasi tre anni, il desiderio comune di un fuori sede è quello di inziare a mettere radici in un altro posto, per cui: fermarsi, ambientarsi, farsi conoscere e a sua volta conoscere, bene. Io darei importanza alla parola ‘fermarsi’, perché è esattamente ciò che io non ho fatto.

In due anni effettivi ho cambiato quattro case e undici coinquilini, bella storia. 

All’effettivo però, se proprio dobbiamo contare anche le stanze o le case in cui mi sono appoggiata in quella settimana in cui sono rimasta davvero senza un letto, ho dormito in nove case diverse. Ma ora vi racconto.

 

Desclaimer: questo articolo sarà composto in parte dalla newsletter del 30/08, in cui vi ho raccontato il mio ultimo trasloco. Se state per cambiare casa e/o incontrare i vostri prossimi coinquilini, non preoccupatevi! Non tutte le esperienze saranno tragicomiche come la mia.

Partiamo dalle basi: come trovare casa?

Se vivi o comunque hai la possibilità di passare del tempo nella città o nel quartiere in cui andrai a stare il gioco diventa semplice, basta rivolgersi ad un’agenzia o osservare gli annunci che attaccano ad OGNI portone, soprattutto da agosto ad ottobre/novembre.

Io già a questo primo punto partivo male: la prima casa l’ho trovata girando su Immobiliare.it seduta sul mio letto a Cosenza, ho chiamato, fissato un appuntamento e firmato il contratto senza nemmeno averla vista, basandomi sulle foto e su un video che una mia amica del tempo -futura coinquilina in quella casa- aveva fatto.

Che genio.

In realtà ho avuto anche fortuna, perché la mia camera era comoda, mobili nuovi, pareti pulite, poi la cucina aveva le croste alle pareti ed i mobili mi arrivavano sotto i fianchi (ed io sono alta un metro e sessanta, solo a Londra ho visto mobili così bassi).

Ma arriviamo al tragicomico, il problema in questa casa?

In realtà è stato un susseguirsi di problemi, soprattutto con la proprietria anche detta Crudelia Demon, ma voglio raccontarvi questa scena che vede come protagonista una delle coinquiline che, per la privacy, chiameremo Maria.

Maria era molto (molto molto) credente, e anche molto (molto molto) praticante, per cui appena ha scoperto che io invece non lo sono per niente, ha iniziato ad eseguire una serie di pratiche e scongiuri contro la porta della mia stanza.

Capitava, quindi, che i rari pomeriggi in cui mi ritrovavo a casa a studiare o le rare serate in cui la suddetta Maria non andava a dormire alle dieci di sera, dalla mia porta arrivavano (oltre ai canti di Chiesa) ondate di fumo. Che cos’era?

Incenso.

Uno dei pochi odori al mondo che non sopporto.

In quanto la suddetta Maria si era convinta che, scongiurano in qualche modo la porta della mia stanza, il suo credo sarebbe arrivato direttamente dalla porta a me.

Ma andiamo avanti.

C’è un altro modo per trovare casa online, oltre a tutte le piattaforme come immobiliare o idealista, e questo modo è facebook.

Non usandolo in particolar modo come social, ora come ora sono iscritta a più di cinquanta gruppi con i suddetti nomi: ‘cerco casa Roma’, ‘Roma cerco casa’, ‘casa cerco Roma’, ‘Roma casa cerco’ e tutte le altre possibili combinazioni, i più originali a questi gruppi aggiungono anche la zona o il tipo di appartamento che si cerca.

Ed è proprio così che ho trovato la mia seconda casa, la casa degli orrori.

Sì perché la Adele dell’epoca (ovvero dell’anno scorso di questi tempi) era convinta che doveva ampliare i suoi orizzonti, voleva cercare dei coinquilini alla ‘New Girl’, serie tv dove la protagonista va a vivere con tre uomini che diventano i suoi migliori amici, la Adele dell’epoca voleva delle amicizie come quelle di ‘Friends’, quindi si era convinta che andare ad abitare in un’appartamento con due coppie trentenni era un’idea geniale.

Ed ecco dei preziosi consigli prima di raccontarvi il motivo per cui sono scappata da lì:

  • mai, mai, mai accettare di andare ad abitare in un posto senza prima conoscere la vera proprietaria di casa e senza un vero contratto (non che a me sia capitato, nono). Un po’ perché è illegale, un po’ perché fidatevi, dovete sempre avere un contratto fra le mani, LEGALE
  • Controllate sempre tutto. Quando entrate per la prima volta in una casa dove i mobili dovranno rimanere, controllateli! Controllate che i cassettoni, l’armadio ed il letto non crollino in pezzi al solo soffio.

Ed ecco la storia: dopo aver pagato il pagabile, sono entrata in casa senza avere un mazzo di chiavi, ho dovuto litigare per farmene prestare uno ed andare a farne le copie.

Durante il trasloco, quella che sembrava la casa perfetta, ha iniziato a crollare: le mille ante di quell’armadio enorme non si chiudevano, no, neanche una, i cassettoni erano rotti, alla scrivania mancava una gamba per cui non stava mai ferma, ballava appena ci si appoggiava qualcosa, ed il letto doveva essere cambiato, con uno più piccolo, perché quello attuale era del ragazzo che aveva appena lasciato la stanza.

Ma l’Adele dell’epoca era convinta che fosse la casa giusta, che le avrebbe aperto dei nuovi orizzonti, delle nuove amicizie e voi vi chiederete: cosa mi ha fatto rinsavire?

Punto numero uno: i coinquilini mi hanno chiusa dentro casa.

Una mattina scoprii che la chiave di casa, proprio quella della porta, era difettosa: ti faceva aprire da fuori ma non da dentro.

Sempre quella mattina (in cui chiaramente ero di fretta per le lezioni) provai ad aprire la porta ma notai che era stranamente chiusa, provai allora ad aprirla con le chiavi, ma non giravano; provate ad indovinare su quattro coinquilini, quanti di loro risposero quando gli dissi del problema urgente? 

Già, nessuno.

Calai dalla finestra le chiavi a Congiunto, che mi venne ad aprire da fuori.

Questa è l’esperienza più comica, poi dovrei raccontare anche la violenza con cui uno dei ragazzi mi gridò contro per motivi futili, diciamo che per una serie di gridate e litigate sono scappata da quella casa, vissuto dieci giorni tra amici e beb in tutta Roma e poi, finalmente, trovato la terza casa.

La terza casa non ha una grande storia, trovata nell’emergenza estrema, pagata un botto proprio per questo.

Trasloco fatto a dicembre, nel periodo degli esami con l’Accademia; casa che ho odiato dal principio, unica femmina con tre maschi di cui uno che -in otto mesi- non ho mai conosciuto, uno simpatico e l’altro completamente tonto.

Consigli?

  • informatevi sempre sul costo del condomio e ogni quanto va pagato, spesso le agenzie tendono a dimenticarsi di questo dettaglio.

E poi la salvezza.

Un sera, in realtà una mattina perché era appena passata l’alba, dopo una serata fatta di pizza, risate e cartoni animati, con una tazza di latte davanti ad un cartone su disney plus, Congiunto mi dice: “e se cercassimo una cosa io e te?”.

Credo di aver sentito gli angeli cantare, di essere salita momentaneamente in paradiso ed essere riscesa subito.

Quindi adesso vi scrivo dal mio piccolo scantinato, che poi così piccolo non è, anche se ancora non ho trovato il modo per far sopravvivere le piante senza la presenza di un balcone o di una vera finestra, se avete suggerimenti scrivetemeli qui, saranno ben accetti, ma se siete curiosi e avete voglia di leggere e sapere com’è andato il trasloco e cosa abbiamo combinato io e Congiunto vi lascio qui il racconto scritto per la newsletter.

Al pezzo senza nessuna modifica, scritto esattamente come l’ho scritto il 30 Agosto, appena terminato il trasloco.

Spero vi siate fatti un paio di risate, al prossimo episodio di ‘vita vera’,

Adelio.

Non è un segreto che io usi questa newsletter quasi come un diario, quasi come se stessi parlando o raccontando cose ad una persona cara.

 Il che può essere estremamente imbarazzante perché viene letta -anche se in minima parte- da alcune persone che conosco nella vita vera, cioè nella vita senza computer, ed è imbarazzante perché inverosimilmente non sono abituati a sentire o leggere una parte così privata di me.

 Questa riflessione particolarmente acuta e brillante la sto scrivendo seduta alla mia scrivania, anche solo scrivere questa frase con tanto di ‘mia scrivania’ (anche se fisicamente, è la scrivania di Congiunto) mi ha emozionato, perché sì, sto scrivendo ufficialmente da casa nuova.

 Ci tengo a rendervi partecipi del fatto che -mentre scrivo per la prima volta qui- ho anche avviato la prima lavatrice qui, una lavatrice che è partita quasi tre ore fa e continua a fare rumori inquietanti, tanto da farmi avviare verso la porta di casa con la mia borraccia d’alluminio in mano perché non si sa mai, magari era entrato qualcuno.

 Comunque sì, io e Congiunto siamo ufficialmente conviventi, talmente tanto che forse sarebbe il caso di non chiamarlo più ‘Congiunto’ -ha iniziato a chiamarlo così anche mia madre- però ormai lo conoscete con questo nome.

 Vi racconto così la brillante idea mia e di Congiunto: convinti di volerci vivere il trasloco (il primo insieme) completamente, nella sua totalità, alla proposta dei miei di venirci a dare una mano con la macchina abbiamo risposto con un secco e deciso no, perché ce l’avremmo fatta da soli.

Perché basta affittarsi uno dei furgoncini dell’enjoy ed in due in qualche oretta si smonta tutto, giusto?

 

SBAGLIATO.

 

Avevamo un piano d’attacco quasi perfetto: arrivare a Roma, prendere le chiavi, pulire il nuovo appartamento, smontare, rimontare e invece? E invece le chiavi non ce le hanno date subito; certo, avevamo un piano B già bello e pronto, ma poi ci siamo resi conto che nel suo ascensore la sua scrivania (quella su cui ora lavoro) non ci sarebbe mai entrata, e ci saremmo dovuti fare cinque piani a piedi con una scrivania in braccio (io, che soffro di vertigini) e, ancor peggiore di questo, ci siamo resi conto che negli ultimi anni io sono diventata Rebecca Bloomwood.

 Sì, la protagonista di ‘I Love shopping’, e sappiate che non conoscere Rebecca Bloomwood è quasi grave come non conoscere Bridget Jones.

 Comunque, ci siamo ritrovati con più di sedici scatoloni (e sì, parlo di scatoloni da trasloco, quelli grandi da film) due valige, quattro diverse scatole più piccole, una tv, uno specchio, due chitarre, due cavalletti, insomma lascio alla vostra immaginazione il compito di figurare il bellissimo momento in cui, una volta finita la mia stanza, abbiamo contato il numero di scatoloni e -soprattutto- abbiamo realizzato che la stragrante maggioranza erano pieni di vestiti.

 Diciamo che in questa storyline salteremo il punto in cui, una volta entrati in casa per la prima volta, abbiamo pulito ogni singola mattonella per lo sporco che abbiamo trovato e, soprattutto, abbiamo scoperto che due mobili su tre nascondevano della muffa.

 

Direi da saltare anche lo step in cui, per spostare due cassettoni belli pesanti, i suddetti si sono aperti e frantumati nelle nostre mani, cadendo direttamente sui nostri piedi.

Chiaramente cassettoni in legno, precisiamolo.

 Arriviamo quindi al secondo shock dell’avventura: il momento in cui ci siamo ritrovati nella nuova casa tutti i miei scatoloni (più i mobili) e tutti i suoi scatoloni (più i mobili).

 Quando erano tutti sparsi fra camera, corridoio e soggiorno, quando l’ingresso della cucina e del bagno erano bloccati da scrivanie e cassettoni che ancora non sapevamo dove mettere, quando per passare da una stanza all’altra ci siamo ritrovati a fare lo slalom, il salto in lungo del materasso e le figure ginniche che neanche matrix, lì ho quasi pianto.

 Ma dopo nove ore no-stop di smonta e rimonta, svuota e riempi posso affermare che sì, si può fare il trasloco in un giorno.

Ma armatevi di lasonil, voltaren ed oki, perché ieri mattina per colazione c’è stato un mix di voltaren, oki e caffè, non saremmo sopravvissuti altrimenti.

 Ok,ok, ora momento verità: ancora ci devono portare via dei mobili, non abbiamo il wifi, abbiamo solo tre pentole (giuro), siamo pieni di formiche, il divano del soggiorno in realtà è un lettino singolo coperto e riadattato, il letto ha una sorta di centricità che non ci permette di stare dritti ma continua a farci cadere verso il centro, la stragrante parte dello spazio è occupato dai miei vestiti e stanotte la passeremo a montare zanzariere e tende, perché abitiamo ad un piano terra che io amo chiamare scantinato, per cui una volta aperte le finestre le persone che passano per strada possono tranquillamente osservarci da fuori.

 Però (grazie al cielo c’è un ‘però’) non potete immaginare quanto diavolo ami questo scantinato.

 Anche se sono appena andata a controllare la lavatrice e si è mossa talmente tanto da spostarsi completamente nella stanza, arrivando dal fondo quasi alla porta, anche se mentre scrivo di fronte alla finestra due anziane mi distraggono facendosi gli spoiler de ‘il paradiso delle signore’.

 Io amo questo scantinato, amo entrare in casa e sentire il profumo di Congiunto, ma ancor di più amo avere la fortuna di poter rientrare a casa tranquilla, senza dover pensare ai coinquilini matti che potrei ritrovarmi (e che mi sono ritrovata) davanti.

 Questo mi ricorda che sì, vi devo ancora il racconto delle mie esperienze passate, ma oggi c’è in programma la struttura del calendario editoriale di settembre, per cui tenetevi pronti per le novità.

 Amici dallo scantinato è tutto,

ci risentiamo ormai a Settembre.

 

Adelio.

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