Persone normali

“Persone normali”. Ok, parliamone.                

Non so che tipo di lettori voi siate, io ho avuto un’evoluzione ed una crescita direi abbastanza varia: c’è stato il mio periodo geronimo stilton, poi commediole, poi fantasy, poi commedie, narrativa, drammi, horror, i classici, i classici in lingua nel mio periodo più hipster, ma sono arrivata alla conclusione che a me piacciono le storie.

Le belle storie, quelle scritte bene e con delicatezza, che un messaggio ce l’hanno per davvero. Amo le storie contemporanee (che insieme ai testi teatrali e ai grandi classici rientrano nei miei generi preferiti) ed era un bel po’ di tempo che non ne trovavo una adatta. Direi quasi da tre anni, da quando appena trasferita a Roma non acquistai quel mattone che è “una vita come tante”.

Il bello dei social, e soprattutto di tiktok, è che alla fine ci ritrovi di tutto. Ed io, totalmente a caso, mi sono ritrovata nel booktok, dove gente sconosciuta consigliava letture interessanti. Ed io ho acquistato proprio i due classiconi pubblicizzati da mezzo tiktok: “La canzone di Achille” (che tra l’altro ancora evo finire di leggere) e “Persone normali”.

“Persone normali”, titolo originale ‘normal people’, è stato scritto da Sally Rooney e il mio primo commento appena ho finito di leggerlo,proprio a caldo, è stato e cito testualmente: “wow”.

Tempo fa, un bel po’ di tempo fa, un attore che stimo molto aveva pubblicato un frame della serie tv ‘normal people’ (presa proprio dal romanzo), elogiandola per trama, scrittura e recitazione.

Ed io rimasi super incuriosita e catturata da quel frame, ma fra i tanti impegni che c’erano non mi misi a cercare la serie, figuriamoci il libro.

Forse c’è un momento preciso, un istante ben delineato in cui le cose devono arrivare, e questo è stato il mio.

Una mattina mi sono svegliata convinta che la mia vita avesse bisogno di un glow up, ma di uno concreto, qualcosa che facesse proprio bene a me. Non tipo bere tanta acqua perché così ti idrati e dimagrisci, non tipo fare esercizio così distendi la mente ed i muscoli anche se poi in realtà io mi ritrovo sempre accartocciata, non disegnare perché ormai è diventato il mio lavoro.

Avevo bisogno di tornare a leggere, e Sally Rooney è stata una perfetta ripartenza.

La storia è molto semplice: Connell e Marianne vanno a scuola insieme, lei è una borghesuccia un po’ sfigata ma pungente, lui bello, figo, popolare, un po’ povero ma fondamentalmente buono e sincero (la mia ex prof d’italiano mi perdonerà per questa descrizione terribilmente snob). C’è un forte sentimento che li lega, con un unico problema: quando sono lontani hanno bisogno l’uno dell’altro, quando riescono a stare insieme stanno male o si feriscono a vicenda, spesso senza capire come.

A tratti mi ha ricordato – a livello proprio di trama- il romanzo ed il film “One day”: due protagonisti, molto amici, che si cercano e si allontanano in continuazione, e quando finalmente si avvicinano come coppia non vi dico quello che succede perché sarebbe un mega spoiler troppo pesante, però insomma quando sembrano essere davvero felici qualcosa rompe quest’idillio.

Il rapporto tra Connell e Marianne, la loro storia, un po’ mi ha ricordato il continuo acchiapparello presente in ‘One day’, ed ecco quindi il primo tema da trattare: l’acchiapparello non è un gioco carino nella vita vera.

“Persone normali” è un vero e proprio spaccato di vita quotidiana, per certi versi molto più realistico di “one day”, sembra quasi che la nostra nuova amica Sally abbia preso una lente d’ingrandimento, l’abbia posata sulla vita di una persona normale e l’abbia trascritta e raccontata a parole. Sì, ecco, potrebbe tranquillamente essere la vita di ognuno di noi.

Parla di crescita, università, rapporti pesanti con la famiglia, suicidio, depressione, relazioni tossiche, parla davvero di tanta roba e la cosa migliore è che tu non te ne rendi conto!

Ti ritrovi banalmente a pensare: “sì, è così”, oppure “cavolo questa è la mia vita” e poi ti ritrovi semplicemente ad andare avanti senza rendertene conto, riga dopo riga.

Questa storia è talmente reale e vera che, quando ho riconosciuto e razionalizzato in loro dei comportamenti un po’ tossici, e quando ho riportato la loro storia alla mia vita, ho proprio pensato: “oh, cazzo”.

Perché sì, giocare a questa sorta di acchiapparello nella vita reale con un uomo, una donna, insomma con una qualsiasi persona, può far male. Spesso, leggendo, nei loro litigi mi veniva quasi da rispondere e gridare: “perché discutete? La soluzione è proprio davanti ai vostri occhi!”.

E forse è per questo che è così realistico; perché noi –nella vita vera- spesso la soluzione non la vogliamo vedere, a volte non riusciamo a vederla anche se si trova esattamente sotto ai nostri piedi.

Insomma, la trama per quanto semplice mi ha colpita molto, e colpirà anche voi perché tutti, tutte e tutt* noi abbiamo avuto o abbiamo la persona con cui continuiamo a rincorrerci, spesso facendoci del male.

Ma ora parliamo dello stile.

Tutto il romanzo è scritto con grande delicatezza, estrema delicatezza. Eppure affronta argomenti anche molto pesanti: suicidio, violenza, depressione, e la sensazione che ho avuto io è che la nostra ormai cara amica Sally, mentre leggevo, si sedesse proprio di fronte a me, mi guardasse leggere dicendomi: “ecco, questa è la depressione, ora vuoi un dolcetto? Un cioccolatino? Dello zucchero filato?”.

Ed io volevo solo piangere e disperarmi per quello che vivevano i personaggi, per quello che di mio riconoscevo in loro, eppure sentivo Sally sempre lì pronta con un fazzoletto o un bacino.

Anche se, apriamo anche questa parentesi, tutta questa dolcezza banalmente spariva nei momenti di sesso; cosa che in realtà mi ha sconvolto, almeno le prime volte, perché ti ritrovi in questo mood di confusione, in cui ti senti un po’ in trance, non sai se sta parlando proprio della tua vita o se è solo un libro, non sai dove ti trovi, se sei più Connell o più Marianne, ti senti quasi sulle nuvole in certi momenti e poi sbeem: ti ritrovi la parola “cazzo” piantata così, nel nulla.

E dal che eri immers* in quello splendido mondo di nebbia, trance e cioccolatini, ti figuri proprio davanti agli occhi un enorme membro maschile con tanto di descrizione dell’atto.

Quando la mia testa ha iniziato a metabolizzare, ha iniziato ad abituarsi a questi momenti, ho proprio iniziato a pensare: “grande, sorella, è proprio così la vita. Prima estrema delicatezza, gentilezza, ti ritrovi quasi nell’iperuranio e un secondo dopo ti figuri proprio un bel membro maschile davanti”.

Bene, ora che abbiamo chiuso anche questa parentesi, possiamo parlare del vero tema che mi ha spinto a parlare di questo romanzo nel blog e sui vari social.

Essere persone normali.

Ho capito il senso del titolo, cioè della scelta del titolo, quando i due protagonisti cercano continuamente di diventare ‘persone normali’. Ed hanno i loro standard di normalità, vedono altre persone, e magari vedono in loro delle versioni migliori e quella diventa la normalità, per loro.

Ma non è così, essere persone normali.

Non so se io, personalmente, mi definisca una persona nomale. Non saprei giudicare se Connell e Marianne, nella mia testa, con la mia concezione della realtà, siano due persone normali, e ciò che fa cascare entrambi i personaggi, ciò che spesso li ferma, che li fa cadere in errore, è la paura del giudizio.

Temono di essere giudicati quando stanno insieme, quando non stanno insieme, perché forse ammettendo o provando ad accettare varie sfumature dei loro caratteri non sarebbero più giudicate ‘persone normali’.

Senza capire che, in realtà, nessuno è una persona normale, e quindi lo siamo tutti.

La nostra quotidianità è fatta di azioni ripetitive, banali, normali, o che almeno tutti noi giustifichiamo come tali ma la vera verità è che, alla fine dei giochi, quello che ricordiamo è il momento esatto in cui abbiamo compiuto quell’azione, abbiamo detto quella frase che ha superato la soglia del normale.

Che ci ha fatti andare un pelino sopra, che ci ha distinto dagli altri; eppure, nonostante siamo tutti consapevoli di ciò, continuiamo la nostra matta e disperata, nonché inutile, ricerca della normalità.

Ed alla fine, i due protagonisti si guardano e si confessano che, per quante ne hanno vissute, loro si sono fatti del bene.

Ed ecco quello che, per me, è stato il fulcro principale del romanzo: il fatto che le persone ci facciano bene, una persona può fare del bene ad un’altra, e nemmeno rendersene conto.

C’è una sorta di velo di gratitudine nella conclusione del libro, gratitudine proprio verso coloro che ci circondano, che rende il tutto molto bello.

E poi c’è la serie, che ho voluto obbligatoriamente vedere solo dopo aver letto il libro.

Gli attori sono fenomenali, ma la mia cosa preferita è che è estremamente fedele al libro, se non per piccoli dettagli.

Mi sono emozionata; non solo quando ritrovavo le esatte battute per come le avevo lette e immaginate, ma anche quando riconoscevo momenti e azioni.

Sapevo che dopo un’esatta battuta Connell avrebbe versato la birra rimasta nella sua lattina nel lavello della cucina, e non mi aspettavo di riviverlo nella serie esattamente come nel libro, ma quando è successo mi sono emozionata.

Mi è venuta la pelle d’oca, e ho pensato che non c’è niente da fare: quando una storia è scritta bene è scritta bene, stop. Non ci sono adattamenti che tengano, non potevano far altro che registrare una serie basandosi solo sulle parole della nostra amica Sally.

Quindi, arrivati alla fine di un articolo fatto da più di 1600 parole, non posso che consigliarvelo.

Perché lo divorerete, come me, che mi sono svegliata di domenica alle sette per poterlo finire tutto d’un fiato, per poterlo finire prima di dovermi alzare dal letto.

Alla prossima chiacchierata per il prossimo libro, che arriverà a breve.

E, se invece lo avete già letto o visto, cosa ne pensate? Cosa avete rivisto o sentito?

Aspetto i vostri pareri, a presto

Adelio.

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