Stanchi e disordinati

Stanchi e disordinati

Stanchi e disordinati

Stamattina mi sono svegliata felice, ed è stato strano.
Strano perché è un periodo bello pesante, perché il prossimo weekend (se tutto va bene) torno in teatro per tre date, e questo vuol dire quasi dodici ore di prove tutti i giorni, anche sabato e domenica.
 
Però insomma stamattina mi sono svegliata felice, e ricordo che ogni tanto gira questa frase sui social che dice che dovremmo notare i piccoli momenti in cui lo siamo, e quindi eccomi qui a raccontarvi il mio.
 
Ancora più strano però è il contesto in cui io mi sono sentita così.
Stamattina -unica mattina in cui potevo dormire un po’ in più- sono saltata dal letto alle sette spaccate.
Con la camera completamente buia, Congiunto che russava, il naso completamente tappato, la bocca secca ed un incubo fresco fresco di nottata.
Insomma, il buongiorno me l’ha dato un attacco d’ansia.
E sono rimasta dieci minuti nel letto, per cercare di calmarmi, di riprendere il mio respiro, e poi senza neanche pensarci sono uscita, da sola, alle sette di un sabato mattina.
 
Sono volata al bar, tra l’altro ancora col pigiama addosso (avevo la forza di uscire ma non quella di vestirmi)  ho fatto colazione con un cappuccino ed un cornetto al cioccolato (e poi capirete perché è necessario spiegare il cornetto al cioccolato) e ho fatto un giro al mercato.
Amo le persone del mercato, amo ancora di più quando il sabato e la domenica viene il signore che vende vestiti usati, che sono la mia passione.
Ho infilato le braccia in quella pila immensa di abiti e ne sono uscita con un bustone pieno di vestiti che verranno smontati e poi ricuciti, per diventare cose nuove che presto vedrete.
La cosa che mi ha fatto sorridere è che, dopo aver spulciato tutta la bancarella dei vestiti usati ma anche quella dei libri usati, dopo aver fatto colazione ed una passeggiata sotto il sole, tornando per la via di casa, appena arrivata al portone, è suonata la sveglia del cellulare.
E mi sono sentita felice perché, se un attacco d’ansia non m’avesse svegliato, stamattina alle nove avrei soltanto aperto gli occhi.
E invece alle nove ero già uscita, con la pancia e le buste piene.
Così mi sono lavata, ho levato il pigiama e messo il primo vestito senza calze del 2021, e ho aspettato che arrivasse l’orario delle prove per uscire di nuovo, felice.
E ci tengo a raccontarvi questa cosa perché, banalmente anche l’anno scorso, se a svegliarmi fosse stato un attacco d’ansia l’avrei vissuta male per tutto il giorno.
Mi sarei portata quella sensazione di una partenza sbagliata per tutta la giornata, la sensazione di aver già commesso un errore che avrebbe poi influenzato per forza tutto il resto.
E invece no.
 
Ed eccoci quindi al tema di questa newsletter: l’inutile ricerca della perfezione.
 
Intanto ci tengo a specificare -sempre causa prove- la newsletter è stata scritta di sabato notte e non di domenica, per cui quando parlo di ‘stamattina’ parlo del sabato.
 
L’idea per questa newsletter mi è venuta credo un paio di giorni fa, sotto la doccia.
Per i nuovi o per coloro che ancora non mi hanno inquadrata bene: piacere, sono Adelio, ho 22 anni e sono una perfezionista, purtroppo.
Sono sempre molto attenta a quello che faccio, quello che mangio, raramente lascio le cose al caso o lascio che le cose sfuggano dal mio controllo.
Quando sono nervosa, però, non riesco a gestire tutto.
Ed è successo che, per qualche giorno di fila, mi sono sentita veramente ma veramente in colpa con me stessa.
Perché ho mangiato male, non ho rispettato le mie routine, uscivo di casa con i capelli sporchi e la tuta, sentendomi proprio brutta, e non avevo nessuna forza per cambiare questa mia sensazione.
Quindi l’altra sera, dopo l’ennesima giornata di merda, mi sono infilata sotto la doccia e mi sono guardata.
Ho proprio preso la mia ciccia tra le mani e, allo stremo di qualsiasi forza, ho proprio pensato per la prima volta “ok, va bene così”.
 
Allora, quasi ancora completamente bagnata, avvolta da tre teli, mi sono seduta sul letto e ho preso il computer.
E, per poco meno di un’ora, ho fatto una cosa che non faccio quasi mai: ho lasciato andare.
Sono andata sul sito di Lush e ho comprato un nuovo balsamo solido e una nuova crema al lime, poi sul sito di ceraunabolla e ho comprato tre candele profumate, poi sul sito di espressoh e ho comprato un mascara.
E ciò che mi sforzavo di fare era semplicemente godermi l’acquisto, senza pensare ai soldi che stavo spendendo invece di conservarli per continuare a risparmiare per non si sa cosa, quei soldi li stavo spendendo per me.
E prova ne è stata la mezz’ora di felicità del giorno dopo.
Quando, dopo un’altra giornata di merda, ho aperto il pacco di lush e mi sono spalmata quella crema al lime e cocco che ormai è diventata una droga, e sono stata contenta di aver lasciato andare, per un po’.
Stesso discorso vale per il cornetto al cioccolato di stamattina, che normalmente non avrei preso.
 
Da un po’ di tempo a questa parte ho iniziato a provare una cosa nuova: ogni volta che ho un attacco di panico particolarmente pesante, mi premio.
Invece di buttarmi giù, invece di accusarmi perché la mia testa mi gioca brutti scherzi, io mi premio perché sono riuscita a farlo passare.
Con cose piccole: un donut, un cioccolatino, una nuova t-shirt, insomma dipende dalla situazione.
Un po’ con questo “premio” mi consolo, perché spesso gli attacchi di panico possono essere invalidanti: magari mi ritrovo a rinunciare ad una serata, ad una passeggiata con un’amica, ad un appuntamento, e mi consolo per questa rinuncia con un ‘regalo’, e un po’ mi premio proprio perché sta passando o magari quella sensazione è già andata via.
 
Ecco, vorrei provare a sperimentare il “premio” da periodo di merda.
Ad esempio: quando si vivono dei periodi particolarmente pesanti, regalarsi anche un solo giorno per lasciare andare alcune cose.
Un giorno in cui ti dai il permesso di fare shopping online, e poi ai risparmi ci penserai domani, un giorno in cui ti dai il permesso di fare colazione col cornetto al cioccolato, e poi alla nutrizionista e alla dieta ci penserai domani, un giorno in cui ti fermi e ti leggi un bel libro, e poi agli impegni accumulati ci penserai domani.
 
Siamo tutti alla ricerca della nostra propria perfezione, magari perché ce la impongono, magari ce la imponiamo noi, dobbiamo sempre reggere le aspettative che hanno gli altri e che abbiamo noi stessi per noi.
E nei periodi più pesanti diventa solo più difficile, quindi regalarsi un giorno per ‘lasciare andare’ mi sembra una giusta coccola, un giusto compromesso.
 
Per cui, fino alla pizza che ordinerò domani sera, mi andrà bene la mia ciccia così dove sta.
Mi andranno bene gli impegni accavallati, le mille cose da fare, mi andrà bene se domani, dopo le prove, tornerò a casa e crollerò dal sonno sul divano, invece di lavorare.
Fino a domani sera lascerò andare, mi andrà bene perché è la coccola che mi devo per questo periodo particolarmente tosto.
 
Ok, ok, la vera verità è che l’idea del giorno di coccola mi è venuto soltanto perché sono talmente stanca da non avere nessuna forza per stare in piedi in cucina, però mi andava di condividerlo con voi.
 
Detto questo, vi lascio perché sto per far partire sex and the city.
Questa è una newsletter un po’ disordinata, un po’ stanca, ma spero si sia capito il messaggio che volevo far passare.
Buona domenica amici, ci sentiamo alla prossima direttamente dal teatro.
 
Adelio.

Newsletter del 09/05

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